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Quando un cantante «incappa» in uno slur, possono prospettarsi giorni non semplici: l’anno scorso è successo ai Maneskin, mentre quest’anno a Lizzo. Già, ma cosa significa slur esattamente? Riassumiamo brevemente il caso della band italiana: nel riproporre Black skinhead di Kanye West hanno cantato la parola coon, che in inglese ha un valore analogo alla N-word, sostanzialmente. Le reazioni sui social sono state così intense da portare Damiano (molto attento in genere ai temi sociali) a scusarsi pubblicamente su Twitter per la mancata consapevolezza dell’offensività di quel sostantivo.
Slur, cosa significa
Sostanzialmente pronunciare uno slur significa insultare un intero gruppo di persone: «il vero target non è tanto la singola persona a cui si indirizza lo slur, quanto la categoria a cui essa appartiene o a cui si ritiene essa appartenga» ci spiega Federico Faloppa, professore di linguistica alla University of Reading. «Gli slur possono essere razzisti, sessisti, omofobi, etc. Il termine si potrebbe rendere in italiano come ‘insulto’, ‘offesa’, ma temo che la traduzione non renderebbe completamente l’idea».
Termini offensivi come gli slur ci dicono molto sulle intenzioni di chi parla o scrive: anche perché, come ricorda anche la studiosa di linguaggio giovanile Beatrice Cristalli, per ognuna di queste scelte lessicali quasi sempre esiste un’alternativa neutra: è il caso, ad esempio, di omosessuale rispetto a f***io.
Cambiare il testo di un libro o di una canzone: le opinioni
È una domanda che negli anni si è riproposta a più riprese; cosa avrebbero dovuto fare i Maneskin, band di ragazzi bianchi, con il testo di Kanye West?
Anche la BBC nel 2018 si interrogò sull’opportunità che le persone bianche potessero cantare la N-word a seguito di un concerto di Kendrick Lamar che aveva fatto discutere. Lamar «aveva invitato a salire sul palco una sua fan, per cantare insieme a lui M.A.A.D City. Ma quando la fan, cantando il brano, pronunciò la N-word, il pubblicò reagì indispettito. Lamar fu costretto a interrompere la fan dicendole “You gotta bleep one single word”, cioè “mentre canti dovresti bleep quell’unica parola”» ci racconta Faloppa.
Le reazioni che seguirono a questo episodio furono disparate e di fatto il dibattito su questo tema è tuttora aperto. Per quanto riguarda la N-word, ad esempio, c’è chi si oppone in tutti i casi alla censura dei testi delle canzoni e chi ritiene che solo i cantanti neri possano pronunciarla («come gesto, fortemente politico, di riappropriazione», ricorda Faloppa) senza il rischio di apparire razzisti.